Il mais delle origini … tutta un’altra storia

chicchi di grano sparsi su un tavolo

Il mais delle origini, tutto diverso da quello a cui siamo abituati noi

Il Messico è il centro di origine del mais: qui 6-7000 anni fa, probabilmente nella valle del Tehuacàn, nella regione di Oaxaca, il “teosinte” (Zea mays aspparvigiumis), una pianta selvatica che dava pannocchie piccolissime, lunghe al massimo 3 centimetri, e amare al gusto, è stata domesticata, coltivata e selezionata per arrivare alle attuali pannocchie, lunghe circa 40 centimetri, dolci, pastose e diversificate in numerose varietà. Il mais infatti non è soltanto giallo o bianco, ma può avere chicchi rossi, rosa, viola, neri, blu e le forme più disparate: rotonde, allungate, appuntite, piatte e larghe…

Una ricchezza straordinaria che via via sta scomparendo, inghiottita dalle logiche del mercato globale e dalle multinazionali del transgenico.

A conferma del legame profondo e vitale che legava la civiltà Maya, e che oggi lega le popolazioni indigene messicane al mais, nel Popui Vhu è che il libro sacro dei Maya, dice che l’uomo nasce da una pannocchia. Anche i miti nahua sono ricchi di riferimenti al mais, che è origine della vita e divinità, e tutt’oggi i popoli mesoamericani si considerano “uomini di mais”.

Ancora oggi, il mais ha un ruolo essenziale nella dieta quotidiana messicana, ingrediente di moltissime preparazioni (tortillas, tostadas, tacos, pinoles, oltre a zuppe, pani dolci e salati) e di bevande tradizionali, a volte fermentate, che si consumano calde o fredde, dolci o piccanti. Le comunità indigene hanno osservato e sperimentato per anni, mettendo a punto tecniche che consentono di usare tutte le parti della pianta, non soltanto i chicchi. Le radici servivano a preparare medicinali, dai gambi si ricavano nettare e zucchero, con le foglie si cucinano i tipici tamales e si avvolgono i cibi per mantenerli freschi.

In Messico e sulle Ande esistono centinaia di varietà di mais, che hanno piante diverse (per altezza, tipo di foglia, e fiore) e pannocchie di forma, dimensione e colori diversi.

Queste varietà rappresentano un patrimonio genetico e culturale inestimabile, ma l’introduzione di mais ibridi e di mais geneticamente modificati (negli ultimi decenni) ha ridotto notevolmente questa diversità.

Nel paese dove il mais è nato, dove esistono decine di varietà locali, dove tutta la cucina ruota attorno a questo cereale, tanto che si contano 600 ricette con questo ingrediente, il 40% circa del mais è importato negli Stati Uniti.

Il lato negativo del mais, e che si sta cercando di capire è il suo impatto con l'ambiente: molti pensano che a lungo andare il mais possa diventare nocivo anche per noi. Aspetteremo con ansia questa risposta: Fa davvero bene all'ambiente?

The original corn… a completely different story

Mexico is the center of the origin of corn, here, 6000-7000 years ago, likely in the Tehuacàn  Valley, in the region of Oaxaca teosinte (zea mays asp. Parvigiumis), a wild plant with tiny ears at a maximum length of three centimeters and a bitter taste, was domesticated, cultivated and selected to create modern-day corn, with a sweet taste, juicy kernels and ears up to forty centimeters long, and diversified into many different varieties. Corn , in fact, is not only yellow or white, but can also have kernels that are red, pink, purple, black or blue, and with many different shapes: round, elongated, pointed , flat or wide… a wealth of diversity that is slowly disasppearing, swallowed up by the demands of the global market and multinational corporations that produce genetically modified seeds.

Proving the deep and vital connection that linked the Mayan civilization, and today the indigenous populations of Mexico, to corn is the Popul Vhu, the sacred book of the Mayans, in which man is born from an ear of corn. Nahua myths are also rich in references to corn, the origin of life and divinity. To date, Mesoamerican populations consider themselves “people of corn “. Still today, corn has an essential role in the everyday Mexican diet and isd an ingredient in many dishes /tortillas, tostadas, tacos and pinoles, I addition to soups and sweet and savory breads) and in traditional drinks, sometimes fermented, that can be consumed hot or cold, ties have observed and experimented for years, developing and refining techniques that allow them to use every part of the plant, not only the kernels. The roots can be used to prepare medicines, the stalks hold nectar and sugar, and the leaves are used to cook the typical tamales and wrap up foods to keep them fresh.

In Mexico and in the Andes, there exist hundreds of varieties of corn that grow on plants that differ in height, leaf and flower style. There are ears with diverse shapes sizes and colors. These varieties represent a priceless genetic and cultural heritage, but the introduction of hybrid varieties and genetically modified corn in recent decades has noticeably reduced this diversity. In the place where corn was born , where dozens of local varieties exist, where the culinary tradition centers on this grain so much so that there are 600 recipes that contain this ingredient, approximately 40% of the corn consumed is imported from United States.The downside of maize corn is that yuo are triying to understand who is its impact on the environment: many people think that in the long run the corn can be harmful for us. We wait anxiously this answer: is really good for the environment?

 

 

 

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